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Personaggio del mese

Intervista a Mauro Felicori, direttore generale della Reggia di Caserta, esperto di politiche culturali e marketing territoriale

“La mia Reggia dei miracoli? Tanto lavoro e un po’ di fantasia senza vergognarsi di fare marketing”

Dall’ottobre 2015 alla guida della Reggia di Caserta in due anni ha quasi raddoppiato il numero di visitatori e incrementato gli incassi di oltre l’80%.

Come nei trent’anni di attività a Bologna dove, come dirigente comunale, si è occupato principalmente di politiche culturali e per i giovani, i “suoi” progetti e il modo di interpretare il proprio ruolo al servizio dei Beni pubblici, si contraddistinguono, anche in questa nuova funzione, per una forte carica di sperimentazione, un uso massiccio e sapiente delle nuove tecnologie della comunicazione e una visione imprenditoriale e manageriale che (nonostante qualche critica) gli sono valsi la “nomea” di anticipatore di tendenze destinate poi ad affermarsi.

Recentemente ha accolto il gruppo di Cna Pensionati Bologna col suo Presidente Sandro Vanelli, che, nell’ambito delle iniziative per il Tempo Libero, ha potuto apprezzare con tutto il gruppo il fascino della Reggia.

Felicori, lei è stato per tanti anni un protagonista della vita culturale e del mondo della comunicazione di Bologna attraversando le diverse tappe della storia amministrativa della città. Quali i momenti e i progetti cui ha lavorato che ritiene più significativi?

Come si può desumere dalla mia età, purtroppo, o meglio, per fortuna, i progetti realizzati a Bologna sono stati tanti. Dovendo scegliere, nella prima fase della mia attività per il Comune, quando mi occupavo di politiche giovanili, direi la Biennale Giovani del 1988 che è stata in grado di dare una prima importante risposta alla forte vocazione verso la produzione artistica che esprimevano in quel periodo le nuove generazioni. Poi la mostra Nuova Officina bolognese, allestita alla Galleria d’Arte Moderna tra il finire del 1991 e l’inizio del 1992, che consentì a giovani artisti di affacciarsi su un importante palcoscenico e in seguito di affermarsi. E penso, per esempio, a Grazia Toderi, Eva Marisaldi e Igort.

Successivamente, il lavoro quinquennale svolto, con successo, per la candidatura a Bologna Capitale Europea della Cultura 2000, nel corso del quale si è riusciti ad attivare sinergie con il mondo economico allineando, sotto questo aspetto, Bologna alle grandi città europee.

Infine la valorizzazione del Cimitero monumentale della Certosa, un bene culturale pubblico dimenticato e misconosciuto, che, attraverso iniziative mirate, è diventato una risorsa con una valenza anche in chiave turistica.

Quali sono, a suo parere, i fattori principali e i valori da tenere in considerazione per costruire un’efficace strategia per dare visibilità a un luogo culturale pubblico e attrarre visitatori?

Dopo la riforma voluta dal Ministro Dario Franceschini appare, a mio parere, ancora più evidente il divario fra le due “visioni” che negli ultimi anni si sono confrontate e scontrate sul come, in sostanza, si deve gestire un bene pubblico culturale e museale.

Da una parte persiste una mentalità che potremmo definire ‘accademica’ e quindi attenta, soprattutto, alla valenza storica e quindi allo studio e alla conservazione del bene.

Dall’altra, quella in cui mi ritrovo e che cerco di applicare nel lavoro alla Reggia, una prassi necessariamente imprenditoriale e manageriale che nasce dalla consapevolezza che, in un’epoca dove le risorse economiche disponibili per la cultura certamente non largheggiano, è fondamentale oltre che etico essere capaci di produrne direttamente con la propria attività sostenendo e realizzando così gli obiettivi di sviluppo che, di volta in volta ci si pone per la valorizzazione del Bene.

Quanto alla seconda parte della domanda, ovviamente, occorre mettere in campo tanta comunicazione nel senso più ampio che si può dare oggi alla parola. Ovvero evidenziare, a volte persino inventare, aspetti magari prima trascurati e qualità poco valorizzate del Bene. Senza vergognarsi di pensarlo e promuoverlo come un vero e proprio prodotto di marketing, con iniziative e progetti che si rapportano con i “mondi” del cinema, della musica e lo star system internazionale sino ai grandi eventi, come la regata Oxford-Cambridge nel lago della Reggia e, perché no, i matrimoni da tenersi in una cornice indimenticabile. In tre parole, tanta creatività, fantasia e lucidità.

Da sempre è un fautore dell’utilizzo delle nuove tecnologie nell’ambito dell’informazione e della comunicazione, quanto è importante oggi il ruolo dei social media e come sfruttarne le potenzialità per fare community intorno ad un luogo o a un bene culturale?

Fondamentale. I Social oggi sono la comunicazione. Ovviamente curiamo in modo particolare la pagina Facebook della Reggia (che piace a oltre 170.000 persone, ndr). Ma apprezzamenti e naturalmente critiche e discussioni su quanto stiamo facendo convergono anche sulla mia pagina personale dove, accanto agli “amici” che avevo già, è cresciuta una bella e interessante comunità di persone che mi seguono in quanto Direttore della Reggia. Narcisismo? Tutt’altro. Piuttosto la consapevolezza che chi dirige un importante bene culturale è già, e secondo me diventerà sempre di più, un “personaggio pubblico”. E come tale ha il dovere di esserci nell’agorà digitale e se richiesto dare risposte.

La Reggia di Caserta, la sua straordinaria bellezza e le enormi potenzialità come volano per il turismo, l’economia, il lavoro. Quali le attività e progetti di marketing e promozione che avete messo in campo per estenderne i benefici sul territorio?

Mi piace pensare di avere “adottato” il territorio fatto di piccole comunità che circonda la Reggia. Un tesoro di straordinarie bellezze ancora poco conosciute. Abbiamo stabilito importanti relazioni con le Amministrazioni ma anche con le realtà associative ed economiche più attive. Promuoviamo ciò che fanno e propongono in chiave turistica secondo una logica che, idealmente, potrebbe essere assimilabile a quella del sistema solare dove l’astro più lucente riverbera la sua luce sui pianeti che gli orbitano intorno. Un modello, questo, a mio parere particolarmente interessante. Certo, non è facile e c’è tanto da fare, ma in due anni abbiamo già generato diversi posti di lavoro e la strada imboccata sembra essere quella giusta. Ovviamente questa strategia va sostenuta. In primo luogo con una maggiore attività di promozione da parte degli Enti preposti, e poi approntando migliorie alle infrastrutture, penso ad esempio al trasporto su rotaia che, nelle condizioni attuali, penalizza i turisti che scelgono quel mezzo. Insomma alcuni azioni di sistema che, se attuate, possono rendere più appetibile il territorio.

Recentemente ha accolto il Presidente di Cna Pensionati Bologna, Sandro Vanelli, che, nell’ambito delle iniziative per il Tempo Libero, ha potuto apprezzare in una visita di gruppo il fascino della Reggia. Quale il suo rapporto con Cna e gli artigiani bolognesi e quale ruolo possono interpretare dal punto di vista culturale e artistico?

Con il mondo artigiano il rapporto è di vecchia data e risale agli anni ’80 quando, a seguito di un’iniziativa di Ecipar Bologna (Società di formazione di Cna), che aveva svolto corsi per insegnare e conservare antichi mestieri come il liutaio, l’orologiaio e l’orafo, il Comune diede vita alle Botteghe di transizione nelle quali alcuni di coloro che avevano partecipato ebbero modo e tempo di avviare la loro attività e diventare ottimi artigiani.

Più che in passato, oggi l’intreccio fra creatività e quelle che una volta si chiamavano arti applicative è quanto mai evidente. Le merci non sono più semplici oggetti e l’artigiano, con le sue competenze e la capacità di esprimere e interpretare le tipicità insite nei mestieri e nei prodotti, può essere un protagonista in diversi settori. Anche in quelli legati al mondo del turismo se si pensa alla galassia del “food” e alle attività connesse con la ricettività.

Un’ultima domanda, per Felicori turista, qual è il luogo di Bologna che ama di più e perché?

In realtà ce n’è più di uno, perché cambia negli anni. Quando torno a Bologna, fra le altre cose, amo andare nelle chiese e ultimamente quella in cui vado più spesso è San Giacomo, in Piazza Rossini, con la stupenda Cappella dei Bentivoglio.